Ancora su “La Fidanzata di Joe”.


Storie di emigrazione in “La Fidanzata di Joe” di Lucia Sallustio

Un uomo, un anziano, seduto sulla panchina della villa comunale della città, tiene stretta fra le mani una vecchia fotografia che ritrae una giovane donna in abiti eleganti. La fotografia è in bianco e nero, ma sono certa che i suoi occhi non possono fare a meno di vedere i colori che la sua memoria ha preziosamente custodito.
I familiari lo sanno che si tratta della sua fidanzata americana, persino la nipotina ne è al corrente, ma nessuno si scompone più del dovuto, nemmeno il diretto interessato. In casa, in famiglia, ci si può permettere di parlare della vita di zio Giuseppe – o di nonno Peppino- con quella leggerezza che si riserva a ciò che è appartenuto ad un altro tempo, ad un’altra epoca: una vecchia cerimonia, un viaggio rievocato dopo decenni, un amore ed un dolore passati.
Con questa immagine si apre il racconto La Fidanzata di Joe di Lucia Sallustio. Un uomo anziano con una vecchia foto in mano racconta la storia delle sue vite passate, si prepara a vivere un’altra storia, forse. O forse sta recuperando le forze per nuotare contro corrente al fine di raggiungere altri luoghi, o magari si sta preparando per lasciarsi trascinare dalla corrente e approdare in un porto più sicuro. Chissà.

Giuseppe è stato uno dei tanti emigrati del sud Italia, partito in cerca di fortuna negli anni del dopoguerra. Giuseppe partì alla volta della baia di San Francisco insieme ad una moltitudine, seguendo una delle correnti, lasciandosi dietro una vita e la giovane moglie Teresa incinta del primo figlio.
In parte si tratta di una storia comune, già sentita e risentita più volte, magari raccontata da qualche amico o da qualche parente lontano che visitava le case dei nonni, oppure accennata in quelle poche parole scritte a penna dietro una vecchia fotografia di qualcuno che non si sa chi sia.
In America Giuseppe divenne Joe, ma non fu solo il suo nome a cambiare: egli indossò abiti nuovi, la maschera dell’emigrato, dell’altro, e diventò italiano in un modo in cui non era mai riuscito ad esserlo in Italia. Non era solo come tanti altri, ebbe la fortuna di trovare Matteo ad attenderlo a braccia aperte dall’altra parte dell’oceano, suo cognato e fratello di Teresa, proprietario di un ristorante dai sapori esotici attorno al quale si ritrovavano non solo le comunità italiane degli expats, bensì anche la gente del posto e gli altri stranieri curiosi di confermare o smentire gli stereotipi culturali che alentamente circolavano fra il Vecchio e il Nuovo Continente.
In effetti, gli italiani erano appena uno dei tanti gruppi di stranieri di quella terra variegata, America!, arrivati da lontano per inseguire un sogno che prima o poi si infrangerà.
Joe e Lilly si incontrano in un territorio ibrido, nessuno dei due era originario di San Francisco, entrambi si erano lasciati alle spalle qualcosa, naturalmente cose diverse. Si attrassero quasi a prima vista, si amarono e si possedettero più volte, a modo loro. Il loro fu un amore carnale, fatto di poche parole, di quasi nessun compromesso e di poche promesse, di saltuari incontri che riempiono o che lasciano dei vuoti incolmabili, di interruzioni e singhiozzi. Eppure, nonostante tutto, i due stipularono il legame indissolubile ed eterno delle loro anime.

Il lettore non conosce quasi nulla di Joe, se non qualche qualche frammento della sua vita, né tanto meno dell’elegante giovane donna americana, Lilly, partita da qualche luogo del Montana per andare a vivere insieme a coinquiline dall’atteggiamento civettuolo che seducono e si lasciano facilmente sedurre dagli stranieri della baia.

Tuttavia, il lettore non è messo nella condizione di giudicare né di valutare, ha pochissime informazioni a sua disposizione, ci sono troppe poche carte scoperte. Il lettore deve necessariamente mantenere la discrezione di un estraneo a cui viene aperta la porta di casa ma che non è invitato ad entrare nella sala da pranzo.

Quella di Giuseppe-Joe è una storia apparentemente semplice che nasconde una miriade di storie non dette, taciute, nascoste; nelle pieghe della narrazione di questo romanzo breve si insinuano le diverse sfaccettature di un’epoca, con contraddizioni e problemi di vario genere.

Sebbene la narrazione sia ambientata più di mezzo secolo fa, c’è qualcosa che accomuna, e che nello stesso tempo separa con uguale intensità, i personaggi del racconto con i personaggi delle storie di oggi. La Fidanzata di Joe è dedicato agli emigrati, non ai viaggiatori, bensì a coloro che sono partiti e la cui vita si è inevitabilmente scissa in due o più parti.

Emigrare altrove è una scelta, a volte non lo è, altre volte è una decisione guidata. Emigrare altrove è una morte, una rinascita e ancora una morte e forse una reincarnazione. Emigrare altrove è una rinuncia ma anche la scoperta di un tesoro da custodire.

Credo proprio che se la storia di Joe si svolgesse ai giorni nostri sarebbe molto diversa, cambierebbero le dinamiche sociali, storiche, culturali e sessuali. Cambierebbero le vicissitudini e gli eventi. Farei fatica ad immaginare un marito che non riesca a mandare sue notizie alla moglie per mesi interi, benché l’oceano li separi. Forse oggi il ristorante di Matteo sarebbe incorporato in una di quelle grandi catene dalle insegne riconoscibili, dove il pane all’aglio è una pietanza tipica e dove ci si potrebbe scolare una bottiglia di limoncello senza neppure il rischio di avere un capogiro.

Non so come cambierebbe la storia di Giuseppe-Joe se fosse ambientata ai giorni nostri, ma sono sicura che le donne irromperebbero fra le pagine della narrazione con le loro storie, le loro passioni, con lacrime e risate.
Teresa e Lillibet se ne stettero buone, entrambe tacquero e si rifugiarono nelle stanze sicure del proprio passato. Se fossero vissute oggi sarebbero partite anche loro. O forse no.
Se il romanzo fosse ambientato ai giorni nostri ci sarebbero donne che si libererebbero dalle vesti strette di mogli e madri, ma ci sarebbero anche donne con ventri e seni svuotati, alla ricerca di figli che non hanno avuto.

Se Giuseppe-Joe fosse un emigrato dei giorni nostri forse non si ritroverebbe da anziano seduto su una panchina a stringere una fotografia. Forse stringerebbe in mano un oggetto elettronico e tirerebbe fuori dalla tasca un biglietto con su scritto dei numeri e delle parole:

libertà, (a)mare, vivere, morire.

Giuseppe sarebbe ritornato se la sua vita non fosse stata altrove, ma sarebbe ripartito per sempre se la sua patria non lo avesse richiamato a sé.

Giuseppe, col viso solcato di rughe, seduto sulla panchina della villa comunale, non sa di non essere mai tornato indietro.

«Dove abiti?»

«Non lontano dal porto, ma non amo il buio. Mi hanno lasciata sola. Non so se aspettarle qui o affrettarmi a casa. »

«Ti accompagno», disse Joe e la prese per mano. Lilly era diversa dalle altre. Joe si domandava che ci stesse a fare in mezzo a loro. Pensò di nuovo a Teresa e, nell’impeto della passione per sua moglie, si girò verso la giovane e la baciò.

Il blog de La Fidanzata di Joe.

Il blog di Lucia Sallustio.

testata_blog

 

https://translature.wordpress.com/2017/08/29/storie-di-emigrazioni-in-la-fidanzata-di-joe-di-lucia-sallustio/

 

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Al Vesparossa. store di Bisceglie


Vesparossa 19Vesparossa 18

con Antonio Todisco attore e per la serata moderatore

con Antonio Todisco attore e per la serata moderatore

Vesparossa 17

conversando di emigrazione ieri e oggi

conversando di emigrazione ieri e oggi

con Maria Grazia, la proprietaria del Vesparossa

con Maria Grazia, la proprietaria del Vesparossa

Vesparossa 4Vesparossa 3Presentazione Vesparossa 4 gennaio 2014 1

la mia nipotina Sara, fine lettrice

la mia nipotina Sara, fine lettrice

Una bellissima serata dal sapore nostalgico, uno spazio poliedrico e magico che ha reso intima e accogliente la conversazione su temi sempre attuali: emigrazione e Amore.

Gli echi del mare, nelle letture scelte e negli elementi di arredo del Vesparossa. store, hanno aiutato a ricordare i tempi delle traversate transoceaniche dei protagonisti del romanzo ricordati da figli e nipoti questo primo sabato del 2014.

Un grazie tutto speciale a Isabella di Liddo, che ha avuto l’idea di organizzare la serata, a Luciano Anelli, che mi promuove in amicizia e offre un servizio fotografico di qualità, a Antonio Todisco che ha dato voce e carattere ai personaggi di carta e ai proprietari del locale che mi hanno già rinnovato l’invito nel loro spazio di Riccione. Non vedo l’ora!

Alla prossima.

L.S.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pomeriggi al Vesparossa.store di Bisceglie


Presentazione al vesparossa La fidanzata

Bellissimo invito al Vesparossa.store di Bisceglie da parte della promoter biscegliese Isabella di Liddo. Come non accoglierlo con entusiasmo in quest’ultimo scorcio di un 2013 carico di sorprese per quanto faticosissimo?

E subito la macchina dell’organizzazione si è messa in moto, tre donne al volante, noi due e la proprietaria del caffè letterario, locale di un fascino evocativo che mi ha subito colpita per un arredamento tra shabby e cozy, con angolo lettura e aroma di caffè.

Vi aspetto in tanti, sabato 4 gennaio 2014 per una serata dal sapore intimo e nostalgico per salutare insieme questo 2014 che tutti speriamo sereno e all’insegna dei valori sinceri di un passato che sappia sempre rinnovarsi nelle acque del moderno.

Auguroni a tutti.

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Ho finito di leggere il tuo racconto: mi è piaciuto sia perché hai saputo dare un flash molto realistico della realtà dell’epoca sia perché alcune pennellate che hai dato sono molto vicine al tema principale del mio romanzo Ritrovarsi a Parigi. Brava
Un abbraccio
Marta Lock

autrice del romanzo “Ritrovarsi a Parigi”

 

 

 

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Nuovo commento, grande incoraggiamento


Riporto l’ultimo commento e lo prendo come un incoraggiamento a continuare a scrivere. Un mezzo progetto c’era già, da molto tempo. L’ho ripreso e vediamo, questa volta, di portarlo a compimento.

 

Maria Pompea Testa

Cara LUCIA,ho appena terminato dileggere il tuo libro ….che dire,bello….trama avvincente nella sua sensibilità tutta femminile….forse la sua brevità lo rende particolare con un finale che lascia il lettore curioso di avere altrenotizie sulla storia d’amore dei protagonisti…un amore discreto,rispettoso da parte di lei,un po’ egoista e puritano lui….una curiosità …ha qualcosa di autobiografico?Comunque brava,continua così….saper raccontare con tatto e sensibilità non è da tutti

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